Milano bifronte
Milano “clef d’Italie”. Barbara Spinelli, su Repubblica di ieri, attinge a una faglia profonda per leggere una ermetica specularità tra Silvio Berlusconi e Mario Monti, insita in “vizi e virtù” storici di Milano, “virtù d’impegno civile, vizi di estraneità allo stato”. Tema antico e con molti perciò. Ne deriverebbe stavolta che il professore bocconiano appare, per molti versi, non l’alternativa assoluta ma “l’altra faccia che non muta”, di una, per quanto diversamente interpretata, estraneità allo stato.
16 AGO 20

Milano “clef d’Italie”. Barbara Spinelli, su Repubblica di ieri, attinge a una faglia profonda per leggere una ermetica specularità tra Silvio Berlusconi e Mario Monti, insita in “vizi e virtù” storici di Milano, “virtù d’impegno civile, vizi di estraneità allo stato”. Tema antico e con molti perciò. Ne deriverebbe stavolta che il professore bocconiano appare, per molti versi, non l’alternativa assoluta ma “l’altra faccia che non muta”, di una, per quanto diversamente interpretata, estraneità allo stato. Ben trovato, ma è l’argomentazione che conta. Spinelli declina l’essenza “bifronte” di Milano tra “incivilimento”, frutto della laicità dello stato, e “imbarbarimento”, frutto del modello “ricchezza privata-miseria pubblica”. E per capire dove vada a parare, non serve leggersi tutta l’articolessa: basta la damnatio delle tre marce su Roma, “Mussolini, Craxi, Berlusconi”, mischiate ai “pragmatici” (scritto in corsivo per non contaminarsi) interessi della borghesia ambrosiana.
Più interessante, in cauda, il veleno che indica in Monti la possibile nuova incarnazione, rimosso dalla scena per indegnità Berlusconi, dell’alleanza tra “potere politico e gerarchie ecclesiali” che tanto ha nuociuto all’Italia. Il professore bocconiano sembrerebbe essere il ritorno “dell’incivilimento”, ma Spinelli dubita: in “apparenza” sì, ma troppo esplicito è l’appoggio dei vescovi, di una Cl furba e in lesta uscita dal Cav., e di un cardinale di Milano che va all’attacco della neutralità dello stato. “E’ difficile che con lui tali vertici siano disturbati sulle questioni dette etiche”. Insomma, il bocconiano Monti avrebbe già venduto l’anima ai clericali, e pure sulla democrazia lascia a desiderare. Chissà se quel Richelieu di Bagnasco ci aveva pensato.